Stratis Vogiatzis

Stratis Vogiatzis

born in Chios (GR), 1978
lives in Greece

Narrative Arcs
2016

text by Matteo Balduzzi

Stratis Vogiatzis intende proseguire la propria ricerca personale e approfondire ulteriormente il suo lavoro sull’identità individuale dei migranti, rifiutando la forzata categorizzazione di massa che i media impongono, di fronte alla sconfinatezza e all’urgenza del fenomeno. Attraverso l’utilizzo combinato di più mezzi di comunicazione — in questo caso soprattutto l’immagine fotografica e la parola scritta, ma anche il video e la raccolta di oggetti — l’artista sottolinea l’unicità dell’essere umano, della sua personalità e della sua storia individuale, ricercando un rapporto diretto, empatico sia nei confronti dell’autore che dello spettatore. Il progetto elaborato durante la residenza prende forma attraverso una permanenza nell’isola di Lampedusa e nell’isola di Chios, dove l’artista ha origine. I ritratti realizzati e le testimonianze raccolte, rafforzano così un collegamento simbolico — oltre che esistenziale — tra i due paesi e tra due realtà presenti quotidianamente e in maniera drammatica nelle cronache.

Urban Layers Residency Program
Manifatture Knos

Stratis Vogiatzis intends to continue his own research and to further deepen his work on the individual identity of migrants, refusing the forced mass categorization imposed by media due to the boundlessness and urgency of the phenomenon. Through the combined use of multiple media — in this case mainly photographic images and written words, but also videos and other objects — the artist emphasizes the uniqueness of the human being, his personality and his individual history, seeking a direct, empathetic relationship both with the author and the audience. The project created during the residency takes shape on the island of Lampedusa and the island of Chios, where the artist comes from. Portraits and collected materials reinforce a symbolic — as well as existential — link between the two countries and between two realities which dramatically appear on newspapers on a daily basis.

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Zamir Suleymanov

Zamir Suleymanov

born in Baku (AZ), 1987
lives in Azerbaijan

Offshore
2016

text by Matteo Balduzzi

Il progetto di Zamir Suleymanov affronta il concetto di identità partendo dalla una delle sua più dirette e ufficiali applicazioni, ossia l’immagine fotografica presente nei documenti, la cui continua moltiplicazione e duplicazione, ossessione di controllo da parte delle burocrazie statali, ne causa in realtà la smaterializzazione fino alla scomparsa. In alcuni ritratti provenienti da documenti di identità e sottoposti a numerosi passaggi di fotocopiatura l’artista seleziona l’elemento del volto più mutevole e quindi più legato all’espressione della propria identità, ossia i baffi, simbolo di potere e di supremazia maschile nel suo paese come in molte culture del mediterraneo. Scontornati, prelevati dal contesto originario e riproposto in uno spazio bianco i baffi danno luogo a immagini astratte, che possono sembrare isole.
Possiamo quindi pensare queste immagini come isole vere e proprie, ancora sconosciute, situate lungo le coste del Mar Mediterraneo o anche del Mar Caspio, da dove proviene l’artista. Oppure si può trattare di progetti di isole artificiali e piattaforme, apparati tecnologici per garantire il flusso di gas e petrolio dal Caucaso e Medio Oriente. O si possono infine semplicemente pensare come luoghi immaginari, in una dimensione più utopica e poetica.

Urban Layers Residency Program
Manifatture Knos

The project by Zamir Suleymanov deals with the concept of identity starting from one of its most direct and official applications, i.e. the photographic images contained in documents, whose continuous multiplication and duplication, as a result of the control obsession of public bureaucracies, actually cause their dematerialisation as well as disappearance. The artist selects one of the most variable elements and which is, therefore, most linked to the expression of identity in some portraits contained in ID documents, which have been photocopied many times: moustache, considered in his country as a symbol of power and male supremacy, like in many cultures of the Mediterranean. Cropped, taken from the original context and presented in a white space, moustaches become abstract images, which can seem like islands. We can therefore consider these images as real yet unknown islands, located along the coasts of the Mediterranean or the Caspian Sea, where the artist comes from. Or they might be artificial islands projects and platforms, technological installations to ensure the flow of gas and oil from the Caucasus and the Middle East. Or they might be considered as imaginary places, in a more utopian and poetic dimension.

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Simone Sapienza

Simone Sapienza

born in Catania (IT), 1990
lives in United Kingdom

The Refugee’s Guide to Sicily
2016

text by Matteo Balduzzi

La Sicilia costituisce oggi uno dei punti principali di immigrazione nel Mediterraneo. Le guerre civili e l’insostenibilità delle condizioni politiche ed economiche costringono gli abitanti dei paesi africani e del Medio Oriente a fuggire dal loro luogo di origine lasciando tutto tranne la propria identità. Il progetto di Simone Sapienza si ispira al manuale che l’esercito degli Stati Uniti ha distribuito ai 450.000 uomini che componevano la cosiddetta Operazione Husky, sbarcati in Sicilia nel luglio 1943 per contribuire alla liberazione dell’Italia dal fascismo. Queste guide includono informazioni di vario genere: geografia e morfologia della regione, statistiche sulle città principali, informazioni sulle reti dei trasporti e dell’energia, ma descrivono anche i costumi e le abitudini della popolazione, offrendo in ultima analisi l’immagine di una Sicilia esotica e stereotipata. La guida, illustrata con le fotografie di Simone Sapienza e da lui ripensata per i rifugiati di oggi, se da un lato si rivolge ai migranti, anche simbolicamente, come strumento di aiuto e accoglienza, dall’altro si rivolge agli abitanti e misura in maniera critica i cambiamenti economici, sociali e culturali a 70 anni di distanza.

Urban Layers Residency Program
Manifatture Knos

Sicily is one of the main destinations of the immigration phenomenon in the Mediterranean. Civil wars and the unsustainability of political and economic conditions are forcing the inhabitants of African countries and of the Middle East to flee their homes leaving everything behind except their identity. The project by Simone Sapienza is inspired to the manual that the US Army distributed to 450.000 men who were involved in the so-called Operation Husky and landed in Sicily in July 1943 to contribute to the liberation from fascism. These guides include information of various kind: geography and morphology of the region, statistics on major cities, information on transport and energy networks, but they also describe customs and habits of the population, offering an exotic and stereotypical image of Sicily. The guide, illustrated with photographs by Simone Sapienza, has been redesigned by him for today’s refugees and if it is intended, on the one hand, even symbolically, as a help and reception tool for migrants, on the other hand, it is addressed to residents and critically measures the economic, social and cultural changes occurred in the last 70 years.

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Angélica Dass

Angélica Dass

born in Rio De Janeiro (BR), 1979
lives in Spain

Humanae
2012–

text by Matteo Balduzzi

Humanae è un progetto in progress dell’artista ispano-brasiliana Angélica Dass, che si propone di realizzare un catalogo dei diversi colori della pelle. Questa tassonomia di proporzioni borgiane adotta i codici della guida PANTONE, la cui gamma di sfumature invita lo spettatore a riflettere sulle ambiguità della parola ‘identità’ quando viene utilizzata nel senso di uguaglianza.
Angélica Dass innesca questo meccanismo semantico con uno spostamento “innocente” del problema razziale dal contesto socio-politico a un medium apparentemente neutro come un catalogo di colori, in cui le tinte primarie hanno esattamente la stessa importanza di quelle ibridate e in cui si perde ogni corrispondenza tra la semplificazione dello stereotipo razziale e il “reale” colore della pelle. Durante la residenza, Humanae è proseguito nella cittadina di Vita. Grazie alla collaborazione della Pro Loco l’artista ha vissuto a lungo con gli abitanti e ha potuto instaurare una relazione profonda, necessaria alla realizzazione di ritratti che vanno da bambini di 8 mesi a persone di 80 anni. Come di consueto, le fotografie realizzate a Vita e Gibellina vengono esposte mescolate al lavoro svolto dall’artista in tutto il mondo.

Urban Layers Residency Program
Manifatture Knos

Humanae is an ongoing project by the Spanish-Brazilian artist Angélica Dass, who intends to create a catalogue of the different skin colours. This taxonomy of Borgean proportions adopts the codes of the PANTONE guide, whose range of colours invites viewers to reflect on the ambiguity of the word “identity”, when it is used in the sense of equality.
Angélica Dass triggers this semantic mechanism by moving “innocently” the race problem from a socio-political context to an apparently neutral medium such as a colour catalogue, in which the primary colours have exactly the same importance as the hybridized ones and every correspondence between simplification of the racial stereotype and the “real” skin colour gets lost. During the residency, Humanae was continued in the town of Vita. Thanks to the collaboration with the Pro Loco the artist lived for a long time with the inhabitants and was able to establish a deep relationship, which has been necessary for the realization of portraits ranging from 8-month-old children to 80-year-old people. As usual, the photographs realized in Vita and Gibellina are exhibited and shuffled with the work done by the artist in the world.

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Claudio Beorchia

Claudio Beorchia

born in Vercelli (IT), 1979
lives in Italy

Stato di emergenza
2016

text by Matteo Balduzzi

Stato di emergenza è un’installazione ambientale che nasce dalla riflessione dell’artista attorno a un materiale evocativo dei nostri tempi: la coperta termica di emergenza, la pellicola argentata e dorata che viene fornita come dispositivo di primo soccorso ai migranti che sbarcano sulle coste italiane ed europee del Mediterraneo. Attraverso un semplice spostamento di contesto, questo oggetto d’uso estremamente comune ed efficace vede amplificato il proprio significato simbolico fino a sostituire uno dei simboli per eccellenza dello stato, la bandiera. Così, Stato di emergenza — nel doppio senso di “condizione” e di “nazione” — più ancora che costituire un gesto di denuncia, intende reclamare un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni — e dai cittadini che queste rappresentano — di fronte ai cambiamenti politici e sociali che stanno investendo l’Unione Europea.
Nel corso della residenza la bandiera è stata issata sul pennone di Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, accompagnata da una lettera del sindaco della città, Leoluca Orlando, agli alti responsabili del Parlamento e della Commissione europea.

Urban Layers Residency Program
Manifatture Knos

Stato di Emergenza (State of emergency) is an environmental installation which comes from the artist’s reflection about an evocative material of our times: the emergency thermal blanket, the silver and gold film given as a first aid tool to migrants arriving to the Italian and European coasts of the Mediterranean. A simple context change of an effective everyday object amplifies its symbolic meaning so as to replace one of the symbols par excellence, the flag. Thus, the “emergency” — in the double sense of “condition” and “nation” — claims, constitutes and implies, even before a denunciation, an assumption of responsibility by citizens and the institutions representing them considering the political and social change which affects the European Union.
During the residency the flag was hoisted on the flagpole of Palazzo delle Aquile, the municipal building of Palermo, and accompanied with a letter by the mayor of the city, Leoluca Orlando, addressed to the high representatives of the European Parliament and Commission.

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Federica Bardelli e Alex Piacentini

Federica Bardelli

born in Gallarate (IT), 1987
lives in Italy

Alex Piacentini

born in Italy (IT), 1985
lives in Italy

TIME + HORIZONS
2016

text by Matteo Balduzzi

Federica Bardelli e Alex Piacentini utilizzano per il proprio progetto immagini provenienti dalle webcam esistenti lungo le coste del Mediterraneo e ricreano con le loro immagini un lungo orizzonte che muove, in senso orario, da Gibilterra al Marocco. La tecnica utilizzata per realizzare ogni singola immagine è quella dello split-scan, che rende visibile simultaneamente, affiancati nell’inquadratura, gli istanti successivi registrati dalla webcam, convertendo così il tempo in spazio. L’accostamento di tutti i fotogrammi genera così una registrazione completa che dopo circa un’ora ritorna al punto di partenza, come un radar che scansiona periodicamente l’orizzonte.
Il lavoro si compone di due dimensioni opposte e complementari. La suggestione estetica delle singole immagini, contenenti le micro-narrazioni casuali e quotidiane che avvengono nel breve lasso di tempo della scansione. E l’evidenza di un meccanismo di controllo e broadcasting, una sorta di panopticon, costituito dall’apparato tecnologico del progetto, in cui si sovrappongono le logiche del turismo e della sorveglianza, del desiderio e della paura.

Urban Layers Residency Program
Manifatture Knos

Federica Bardelli and Alex Piacentini use the images recorded by the webcams coming from the Mediterranean coasts for their project. They recreate through these images a long horizon which moves clockwise, from Gibraltar to Morocco.The technique used to realize each individual image is the split-scan, which makes simultaneously visible, side by side in the frame, the successive instants recorded by the webcam, thus converting time into space. The combination of all frames generates in this way a complete record which, after about an hour, reaches the starting point again, like a radar that periodically scans the horizon.
The work consists of two opposing and complementary dimensions. The aesthetic appeal of the individual images containing casual micro everyday stories which take place in the short scan time and the evidence of a monitoring and broadcasting mechanism, a kind of panopticon, constituted by the technological apparatus of the project, in which the logics of tourism and surveillance, of desire and fear, meet and overlap.

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Federica Bardelli - 70 cm x 20m-edit2

Federica Bardelli - 70 cm x 20m-edit

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