Zamir Suleymanov

Zamir Suleymanov

born in Baku (AZ), 1987
lives in Azerbaijan

Offshore
2016

text by Matteo Balduzzi

Il progetto di Zamir Suleymanov affronta il concetto di identità partendo dalla una delle sua più dirette e ufficiali applicazioni, ossia l’immagine fotografica presente nei documenti, la cui continua moltiplicazione e duplicazione, ossessione di controllo da parte delle burocrazie statali, ne causa in realtà la smaterializzazione fino alla scomparsa. In alcuni ritratti provenienti da documenti di identità e sottoposti a numerosi passaggi di fotocopiatura l’artista seleziona l’elemento del volto più mutevole e quindi più legato all’espressione della propria identità, ossia i baffi, simbolo di potere e di supremazia maschile nel suo paese come in molte culture del mediterraneo. Scontornati, prelevati dal contesto originario e riproposto in uno spazio bianco i baffi danno luogo a immagini astratte, che possono sembrare isole.
Possiamo quindi pensare queste immagini come isole vere e proprie, ancora sconosciute, situate lungo le coste del Mar Mediterraneo o anche del Mar Caspio, da dove proviene l’artista. Oppure si può trattare di progetti di isole artificiali e piattaforme, apparati tecnologici per garantire il flusso di gas e petrolio dal Caucaso e Medio Oriente. O si possono infine semplicemente pensare come luoghi immaginari, in una dimensione più utopica e poetica.

Urban Layers Residency Program
Manifatture Knos

The project by Zamir Suleymanov deals with the concept of identity starting from one of its most direct and official applications, i.e. the photographic images contained in documents, whose continuous multiplication and duplication, as a result of the control obsession of public bureaucracies, actually cause their dematerialisation as well as disappearance. The artist selects one of the most variable elements and which is, therefore, most linked to the expression of identity in some portraits contained in ID documents, which have been photocopied many times: moustache, considered in his country as a symbol of power and male supremacy, like in many cultures of the Mediterranean. Cropped, taken from the original context and presented in a white space, moustaches become abstract images, which can seem like islands. We can therefore consider these images as real yet unknown islands, located along the coasts of the Mediterranean or the Caspian Sea, where the artist comes from. Or they might be artificial islands projects and platforms, technological installations to ensure the flow of gas and oil from the Caucasus and the Middle East. Or they might be considered as imaginary places, in a more utopian and poetic dimension.

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